Il Messico delle “morti sospese”: intervista a Fausta Speranza sul Magazine Giornalismo Università Cattolica

Guadalajara tra Mondiali e desaparecidos: il Messico che il mondo non vede

L’intervista a Fausta Speranza nell’articolo di Camilla Gaia Calò della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: 

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Screenshot 2026-05-20 at 16.18.55La notte, a Guadalajara, ci sono madri che non dormono. Spesso escono con una pala e una fotografia stretta fra le mani, alla ricerca di figli, fratelli, mariti spariti nel nulla. Li cercano nei campi abbandonati, ai bordi delle strade, nelle fosse clandestine nascoste tra i quartieri della città che quest’anno ospiterà i Mondiali di calcio. A pochi chilometri dallo stadio Akron, dove fra meno di un mese migliaia di tifosi canteranno sugli spalti, il terreno continua a restituire resti umani.

Li chiamano desaparecidos

Sono persone scomparse senza lasciare traccia, inghiottite da una violenza che da anni attraversa il Paese e che oggi conta – secondo le cifre ufficiali – oltre centomila dispersi. Ma dietro i numeri ci sono famiglie costrette a trasformarsi in investigatori, madri che scavano la terra perché spesso lo Stato non lo fa.
Eppure, fuori dal Messico, questa tragedia rimane quasi invisibile, un racconto che sembra appartenere alle dittature sudamericane del Novecento, ad una memoria lontana. Ma a Guadalajara, come in altri luoghi del Messico, oggi, la parola desaparecido non appartiene alla storia: è una ferita aperta, quotidiana, che convive con i centri commerciali, i nuovi stadi e la vetrina internazionale che saranno i Mondiali 2026.

Genitori che non si arrendono

Fra quelle madri e quei padri alla costante ricerca dei loro figli c’è anche Héctor Flores, fondatore del Colectivo Luz de Esperanza di Jalisco, istituito nel 2021 dopo la scomparsa del figlio Héctor Daniel Flores Fernández. “L’idea del collettivo è nata a seguito della mancanza di azioni di ricerca da parte di altre organizzazioni e soprattutto di sostegno dopo la scomparsa di mio figlio. Insieme alla signora Liliana Gudalupe Meza Gutierrez, che ha anche lei un figlio desaparecido, ci siamo trovati d’accordo e abbiamo fondato l’organizzazione”. Come molte altre organizzazioni di familiari nate negli ultimi anni in Messico, Luz de Esperanza è diventata rete di sostegno, gruppo di ricerca e forma di resistenza civile in uno Stato – quello di Jalisco – che da anni registra uno dei numeri più alti di desaparecidos del Paese. “Abbiamo iniziato in cinque famiglie, oggi siamo circa cinquecento”, racconta Héctor.

Ampi spazi di illegalità

Le ricerche partono spesso da segnalazioni anonime, messaggi inviati di nascosto, coordinate condivise con paura. I luoghi da controllare sono quasi sempre gli stessi: periferie, burroni, case abbandonate, discariche illegali. È proprio in questi luoghi che i collettivi si muovono: “Le segnalazioni che riceviamo vengono sottoposte alla Comision de Busqueda de Personas Desaparecidas dello Stato, dove vengono effettuate un’analisi del contesto e un’indagine preliminare. Solo dopo vengono avviate le ricerche vere e proprie”, spiega Héctor.

Una voragine nella giustizia

Ma cercare i desaparecidos in Messico significa anche esporsi continuamente al rischio: “Ci sono molti fattori politici, sociali e criminali che aumentano la vulnerabilità delle famiglie” sottolinea Héctor. Le ricerche spesso si svolgono, infatti, in territori controllati dalla criminalità organizzata, dove chi cerca può diventare a sua volta bersaglio di minacce e intimidazioni. Eppure, nonostante il pericolo, sono proprio i familiari a portare avanti una parte fondamentale delle indagini. “Che ci sia una società attiva e vigile è sempre un buon segno, ma in questo caso, questi collettivi, e soprattutto queste donne, cercano di riempire come possono la voragine in tema di giustizia”, spiega Fausta Speranzagiornalista dell’Osservatore Romano e autrice del libro Messico in bilico (Infinito Edizioni). “È uno sforzo titanico che va oltre. Tutto si può riassumere, però, in un unico termine: corruzione. Senza una diffusa corruzione niente di criminale sarebbe possibile”.

Donne esposte due volte

In Messico, “il coraggio è spesso femminile” sottolinea Speranza. Un coraggio che ben presto può diventare rischio. Tra le categorie più colpite, infatti, ci sono sicuramente le donne: “Spesso sono proprio loro a cercare i desaparecidos, esponendosi così due volte. In generale, dipende molto da Stato a Stato. Al Nord ci sono aree dove è impossibile stare per le donne lavoratrici, che vengono sfruttate nelle industrie. Sono zone fuori controllo perché crocevia di traffici di droga, armi, esseri umani – spiega Speranza –. In altre aree del Paese, dove agiscono gruppi criminali, chiunque si opponga viene fatto fuori”. Ma la fascia più colpita rimane quella dei giovani tra i 17 e i 29 anni: “il 70% dei desaparecidos rientra in questa fascia d’età”, chiarisce Héctor.

Dal jet set alla miseria

La crisi dei desaparecidos non colpisce il Messico in modo uniforme. Ci sono territori in cui la violenza legata ai cartelli, ai traffici e alle sparizioni si concentra con particolare intensità. Tra questi c’è proprio lo Stato di Jalisco, da sempre considerato il cuore pulsante della cultura messicana, ma la sua capitale, Guadalajara, nasconde un’identità più buia. Centro commerciale ed economico nella regione di El Bajío, è considerata la terza area metropolitana più popolata del Messico. Una posizione strategica che negli anni l’ha trasformata anche in un crocevia per traffici criminali di ogni tipo. “Ma non dimentichiamoci Acapulco nello Stato di Guerrero, altro epicentro drammatico, che è pienamente rappresentativo del valore predatorio della criminalità: fino agli anni Settanta era sinonimo di ricchezza, eleganza, bella vita, luogo privilegiato del jet set internazionale, mentre dopo l’arrivo delle cosche è diventato un territorio difficilissimo”, aggiunge Speranza.

Vent’anni di “successioni” aperte

Secondo le cifre ufficiali, oggi in Messico ci sono oltre 130mila persone scomparse. Un fenomeno che, spiega Speranza, ha avuto una drammatica accelerazione a partire dal 2006, anno in cui lo Stato messicano dichiarò guerra ai cartelli della droga. “In questi venti anni abbiamo assistito ad una specie di parabola: ogni volta che si colpisce, con l’arresto o con la morte, un boss, e di conseguenza il suo clan, si apre la partita della “successione”, per decidere chi gestirà i traffici rimasti senza controllo”. Ed è proprio in questa fase che in tanti devono sparire: criminali rivali, testimoni, familiari, persone che in qualche modo erano a conoscenza di certi traffici.

Il terrore che offusca i dati

A giocare un ruolo fondamentale nel racconto, però, è la paura. “Quando ho girato il Paese nel 2018 per realizzare il mio reportage ho conosciuto persone terrorizzate, che mai avrebbero denunciato. Altre, di fronte a violenze terribili, con pezzi di corpi umani fatti ritrovare davanti la soglia di casa, hanno scelto, invece, di far valere la loro voce – racconta Speranza -. Il fenomeno è sicuramente sottostimato rispetto alle cifre ufficiali, ma è impossibile dire effettivamente di quanto”.

Nei pressi di uno stadio

Negli ultimi dieci anni, sempre secondo il racconto di Speranza, le sparizioni forzate sono cresciute di oltre il 200%, con una media di circa quaranta persone al giorno. A Guadalajara, però, i numeri finiscono per avere un luogo preciso, una consistenza fisica. Emergono dalla terra nelle periferie della città, nei burroni che circondano Zapopan, dentro case abbandonate o sacchi neri lasciati ai margini delle strade. E mentre il Messico si prepara ad accogliere il mondo per i Mondiali del 2026, a pochi chilometri dallo stadio Akron – una delle strutture che ospiterà le partite del torneo – negli ultimi mesi sono stati ritrovati 456 sacchi contenenti resti umani. Un numero enorme, che mostra la misura della crisi che attraversa Jalisco e che convive, quasi in modo invisibile, con la vetrina internazionale che il Paese si prepara a mostrare.

Due partite molto diverse da giocare

Due realtà che a confronto stridono, ma che sembrano quasi convivere indisturbate: da una parte la criminalità organizzata, dall’altra il Paese avanzato e turistico. E se l’avvicinarsi dei Mondiali potrebbe essere il pretesto per portare le telecamere all’interno del Paese, rimane il dubbio sulla volontà: “Si vorrà parlare del contesto in cui si svolgono i mondiali o si vorrà parlare solo del calcio che si può prestare bene come arma di distrazione di massa?”, si domanda Speranza.

Quei traffici transnazionali

Ma ridurre tutto questo ad un problema esclusivamente messicano sarebbe, secondo Speranza, un errore. “Il Messico è solo un’area dove la criminalità organizzata ha agito più indisturbata”, spiega. “Non dobbiamo pensare che quello che accade qui sia gestito a livello locale”. Dietro il fenomeno dei desaparecidos, infatti, si intrecciano reti criminali transnazionali che ruotano attorno ai traffici di droga, armi ed esseri umani. “Le organizzazioni criminali gestiscono una rete di affari che non conosce flessioni, né durante le crisi economiche né durante le guerre o le pandemie”, osserva la giornalista. “Sono reti globali che si avvalgono di colletti bianchi ovunque nel mondo e che continuano ad alimentare gli affari anche in Messico”.

Confini e interessi globali

desaparecidos, quindi, non raccontano solo il fallimento di uno Stato nella lotta contro la criminalità organizzata, ma anche di una rete più ampia, un sistema che attraversa confini e interessi globali, senza guardare in faccia a nessuno. E se, fra poche settimane, sugli spalti dello stadio Akron, migliaia di persone si ritroveranno a festeggiare e tifare la propria squadra del cuore, a pochi metri di distanza ci sono ancora madri che scavano la terra alla ricerca di un nome, un frammento, una risposta. Per Fausta Speranza, i desaparecidos oggi sono questo: “Morti sospese che interpellano le coscienze di tutti”. Un appello incessante a non dimenticare ciò che, troppo spesso, il resto del mondo preferisce non vedere.

https://www.magzine.it/guadalajara-tra-mondiali-e-desaparecidos-il-messico-che-il-mondo-non-vede/

a RadioTre Mondo per parlare del voto in Messico

Fausta Speranza ospite della conduttrice Anna Maria Giordano a Radio3 Mondo

per parlare del Voto storico in Messico

I messicani votano domenica 2 giugno in elezioni storiche che metteranno al centro il genere, la democrazia e il populismo, tracciando il percorso del Paese in un voto oscurato dalla violenza dei cartelli. Con due donne in testa alla competizione, il Messico eleggerà probabilmente il suo primo presidente donna – un passo importante in una nazione a lungo segnata dalla sua cultura maschilista.

Le elezioni saranno anche le più importanti nella storia del Paese: secondo l’Istituto elettorale nazionale, sono in ballo più di 20.000 posizioni congressuali e locali. Il numero di cariche contese è stato però uno degli elementi che ha alimentato lo spargimento di sangue durante la campagna elettorale, poiché i gruppi criminali hanno usato le elezioni locali come un’opportunità per esercitare il potere. Una serie di cartelli e bande armate si sono contesi il territorio e più di 20 candidati sono stati uccisi.

In gioco la prossima domenica ci sarà anche l’eredità politica del presidente Andrés Manuel López Obrador e le relazioni spesso tumultuose del Messico con gli Stati Uniti: ne parliamo con Fausta Speranza, giornalista dell’Osservatore Romano, autrice del libro Messico in bilico, viaggio da vertigine nel paese dei paradossi (ed. Infinito, 2018), e del Documentario di RAIStoria Il Messico tra narcotraffico e bellezza. (autrice anche di “Il senso della sete” (ed. Infinito, 2022, aggiornato e tradotto in francese e inglese 2024).

https://www.raiplaysound.it/audio/2024/05/Radio3-Mondo-del-31052024-597b1622-e04c-43b4-9915-61657584e1f8.html?ts=670

 

lancio ANSA: 30/05/2024 12:19:00 – Rai: a Radio3 Mondo (Rai3) le elezioni in Messico

(ANSA) – ROMA, 30 MAG – I messicani sono chiamati, domenica prossima, a un voto storico che metterà al centro il genere, la democrazia e il populismo, tracciando il percorso del Paese in elezioni oscurate dalla violenza dei cartelli. A Radio3 Mondo, in onda domani alle 11 su Radio3, Anna Maria Giordano ne parlerà con Fausta Speranza, giornalista dell’Osservatore Romano e autrice dei libri Messico in bilico, viaggio da vertigine nel paese dei paradossi e Il senso della sete.    Con due donne in testa alla competizione, il Messico eleggerà probabilmente il suo primo presidente donna – un passo importante in una nazione a lungo segnata dalla cultura maschilista. Le elezioni saranno anche le più importanti nella storia del Paese: secondo l’Istituto elettorale nazionale, sono in ballo più di 20.000 posizioni congressuali e locali. Il numero di cariche contese è stato però uno degli elementi che ha alimentato lo spargimento di sangue durante la campagna elettorale, poiché i gruppi criminali hanno usato le elezioni locali come un’opportunità per esercitare il potere. Una serie di cartelli e bande armate si sono contesi il territorio e più di 20 candidati sono stati uccisi. In gioco, domenica, ci sarà anche l’eredità politica del presidente Andrés Manuel López Obrador e le relazioni spesso tumultuose del Messico con gli Stati Uniti. (ANSA).

 

 

a RadioTre Mondo ospite di Roberto Zicchitella

12 Maggio 2023

Radio Tre Mondo, conduce Roberto Zicchitella

  • nella prima Parte: Frontiera chiusa tra Messico e Usa

Si complica la situazione al confine tra Messico e Stati Uniti. A partire dal 13 maggio non viene più applicato il “Title 42”, una parte della legge sull’immigrazione che consentiva di effettuare rapidamente respingimenti, pur mantenendo qualche flessibilità. Nelle principali città di confine come El Paso in Texas, divisa da Ciudad Juárez in Messico dal Rio Grande, migliaia di persone sono state radunate in campi di accoglienza di fortuna in attesa di avere notizie sulle nuove regole. Le autorità locali hanno segnalato una situazione molto difficile, con un aumento dei flussi che potrebbe proseguire nelle prossime ore. Ne parliamo con Fausta Speranza, giornalista dell’Osservatore Romano e autrice del libro “Messico in bilico, viaggio da vertigine nel paese dei paradossi” (ed. Infinito, 2018) e di “Il senso della sete” (ed. Infinito, 2022, in ristampa). Ascolteremo inoltre la voce di Giovanni Lepri, rappresentante in Messico dell’UNHCR, l’alto commissariato della Nazioni Unite per i rifugiati.

https://www.raiplaysound.it/audio/2023/05/Radio3-Mondo-del-12052023-37936d86-0232-4310-9900-2961a4780a7d.html

 

Ospite a Radio 3 Mondo per parlare di Messico

09 febbraio 2024

Santo confine!

Fausta Speranza ospite della trasmissione condotta da Anna Maria Giordano

Gli Stati Uniti hanno ripreso a deportare alcuni messicani su voli che li portano lontano dal confine meridionale. La mossa, dicono funzionari statunitensi e messicani, è progettata “per scoraggiarli dal tentare ripetutamente di entrare negli Stati Uniti”: ne parliamo con Fausta Speranza, giornalista dell’Osservatore Romano e autrice del libro “Messico in bilico, viaggio da vertigine nel paese dei paradossi” (ed. Infinito, 2018), “Il senso della sete” (ed. Infinito, 2022).

https://www.raiplaysound.it/audio/2024/02/Radio3-Mondo-del-09022024-34b5d591-ae2b-4d1f-a6e6-4fdbf023f994.html

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11 febbraio 2023

Fausta Speranza ospite della trasmissione condotta da Marina Lalovic

Il summit dei “tres amigos”

I leader di Canada, Messico e Stati Uniti a Città del Messico. Vertice a tre tra il Primo ministro canadese Justin Trudeau, il Presidente messicano Andrés Manuel Lopez Obrador e il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, dopo che lunedì i temi della migrazione, del cambiamento climatico, del commercio e del settore manifatturiero sono stati al centro dei colloqui tra Stati Uniti e Messico. Nel fine settimana Joe Biden ha camminato lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, in Texas, per vedere da vicino uno dei problemi più importanti della sua presidenza. Ne parliamo con Fausta Speranza, giornalista dell’Osservatore Romano e autrice del libro “Messico in bilico, viaggio da vertigine nel paese dei paradossi” (ed. Infinito, 2018) e con Mario Del Pero, docente di Storia Internazionale e storia della politica estera statunitense all’Institut d’études politiques/SciencesPo a Parigi e autore di “Era Obama” (Feltrinelli) e “Libertà e Impero” (Laterza).

Si può riascoltare la trasmissione:

https://www.raiplaysound.it/audio/2023/01/Radio3-Mondo-del-11012023-d1ab2a3e-0f21-4158-9e01-263c0623d402.html

Messico a metà tra sconfitte e vittorie

di Fausta Speranza

       Iniziano le operazioni di scrutinio per le elezioni che hanno chiuso una delle più sanguinose campagne elettorali in Messico, ma già gli exit poll hanno decretato il ridimensionamento del partito di Obrador. In attesa dei risultati definitivi, è utile riflettere su vari aspetti al di là del consenso espresso al presidente che tre anni fa aveva ottenuto quasi un plebiscito e che non è rieleggibile.

Nel Paese dell’America Latina a nord dell’Equatore, per il capo dello Stato, dopo il mandato di sei anni, non è prevista una seconda candidatura. Anche per questo non si deve ridurre ad un referendum su Andrés Manuel López Obrador, detto Amlo, il voto di mid-term più ampio di sempre: oltre 93 milioni di messicani sono stati chiamati alle urne domenica 6 giugno e lunedì 7 per il rinnovo del Congresso e di un numero mai così alto di autorità locali. In ballo c’erano 15 governatori dei 32 in ruolo nel Paese e 20.000 incarichi tra sindaci e presidenti di municipalità.

Morena resta il primo partito nel Paese che ha quattro fusi orari, anche se Juntos Hacemos Historia, la coalizione tra Morena, Partido del Trabajo e Verdi, ha ottenuto 279 seggi, contro i 313 che aveva la precedente coalizione. Senz’altro è importante ribadire che sembra non ci sia più una maggioranza qualificata, in grado ad esempio di cambiare la Costituzione. Certamente non si è ripetuto l’en plein che si è visto nel luglio 2018 quando Obrador è stato eletto presidente a furor di popolo e la sua coalizione  aveva conquistato due terzi dei seggi al Congresso.

In ogni caso, il Movimiento Regeneración Nacional, che nel suo acronimo ricorda la “vergin morena” o morenita, come la popolazione messicana, tutta e non solo i credenti, chiama  la Madonna di Guadalupe, se è vero che ha perso due terzi dei rappresentanti nella Città del Messico che controllava quasi interamente, ha comunque conquistato ben 10 dei 15 governatori sul territorio nazionale. Spetterà in prima battuta a Mario Delgado, leader nazionale del Partito Morena, fare i conti con questa sorta di vittoria a metà.

Colpisce il successo dei Verdi che è l’elemento nuovo della coalizione di governo. Nello schieramento che sostiene il presidente, a Morena e al Partito dei lavoratori si sono uniti i Verdi che, secondo gli exit poll, sono la vera rivelazione. E potrebbero esserlo non solo per il Messico: potrebbero indicare una tendenza a promuovere l’impegno ecologista nelle Americhe mentre avanza in Europa. Va detto che hanno sostituito Encuentro Social, il partito degli evangelici che, praticamente dopo l’exploit accanto a Morena nel 2018, si è andato dissolvendo. E anche questo è un elemento da considerare.

L’avanzamento della contro-coalizione segna il ritorno dei partiti tradizionali, fenomeno tutto da studiare. Non si può definire del tutto inedito, ma certamente il raggruppamento dei partiti  che hanno fatto per decenni la storia del Messico moderno e che tre anni fa sembravano spazzati via ha dell’insolito. Dagli Anni Ottanta non si vedevano alleati e comunque lo erano stati per tatticismi di governo. Per questa elezione, si sono compattati nell’intento, in parte riuscito, di frenare la coalizione di governo. Si parla del Pri, del Pan e del Prd. Il Pri, il Partido Revolucionario Institucional,  ha guidato il Paese per settant’anni dopo la rivoluzione che nel 1920 cacciò il generale Porfirio Diaz, chiudendo 35 anni di governo assoluto. Il Pan, il Partido Acción Nacional, che a volte erroneamente la stampa italiana definisce di centro destra, è semplicemente un antagonista storico del Pri. E poi c’è il progressista Prd, il Partido de la Revolución Democrática che è nato da una costola del Pri di dichiarato stampo socialdemocratico.

In attesa dei risultati definiti, c’è un dato certo: il 52 per cento di affluenza, che ha superato il 48 per cento delle precedenti elezioni di mid-term del 2015. Racconta di un popolo che ha raggiunto i seggi dopo che, in pochi mesi, 90 candidati sono stati uccisi. Tra questi, c’era Alma Barragan,  che si presentava per il ruolo di sindaco a Moroléon nello Stato centrale di Guanajuato, freddata come tanti altri alla fine di un comizio. Era legata al Movimento Ciudadano, che, almeno secondo le dichiarazioni di voto, ha poi conquistato, a sorpresa,  il governatorato a Nuevo Léon.

La violenza, che non si è fermata neanche durante le operazioni di voto, non ha fermato l’accesso alle urne. Cinque dipendenti dell’Istituto elettorale sono stati colpiti a morte in Chiapas, alcuni seggi sono stati presi d’assalto a Puebla e nello Stato del Messico. Poco importa stabilire se sia stata o no la campagna elettorale più violenta di sempre, di fatto, dopo la lieve flessione del numero di omicidi negli ultimi tempi, – relativa in un Paese che segna il drammatico record di 100 uccisioni al giorno –  l’accanimento contro i candidati che più si sono esposti contro corruzione e narcotraffico ha avuto il sapore della minaccia. Ma non ha fermato il popolo messicano che ha dato al mondo ancora una volta una lezione di speranza.

https://www.meridianoitalia.tv/index.php/l-italia-nel-mondo-4/estera/369-messico-a-meta-tra-sconfitte-e-vittorie

Guerriglia urbana in Messico

il commento di Fausta Speranza
18/10/2019

Culiacán, il capoluogo dello stato messicano del Sinaloa, è stata al centro di una vera e propria guerriglia urbana tra polizia ed esercito da un lato e il potente cartello della droga locale dall’altro. Gli episodi violenza, con decine di automobili date alle fiamme, cittadini costretti a rifugiarsi nei bar, è stata scatenata dall’arresto di Ovidio Guzmán López, figlio del narcotrafficante Joaquín Guzmán Loera, più noto come “El Chapo”, e considerato attualmente una delle persone a capo del cartello. Dopo più di dieci ore di scontri si apprende che il figlio di “El Chapo” sia tornato in libertà. Abbiamo chiesto alla giornalista Fausta Speranza, che ha pubblicato per noi un reportage sul Messico dal titolo MESSICO IN BILICO un breve commento che riportiamo qui sotto.

“Si tratta di un episodio che mette in luce soprattutto due elementi: la quantità e il livello di armi a disposizione della criminalità: da dispositivi di precisione a mitragliatrici. E questo deve ricordare che dovremmo chiedere “muri” di diverso tipo non solo contro i migranti ma contro i trafficanti di armi (da Usa a Messico) che sostengono e assicurano il mercato delle droghe.

Il secondo aspetto è quello dell’implicazione, in questo episodio, di forze dell’esercito e della polizia che oltretutto in Messico sono sdoppiate tra quelle federali e quelle dello stato locale. Il presidente Obrador da tempo prospetta la formazione di un’unica Guardia nazionale contro i narcos per “ottimizzare” ed evitare sovrapposizioni e maglie in cui si annida e rafforza la corruzione. Ma ci sono resistenze varie, mentre la popolazione ormai non ha più nessuna fiducia nei confronti nei confronti di nessuna divisa. Tutto questo rafforza le posizioni di chi come il figlio di “El Chapo” sta riorganizzando il crimine in Messico.”

Fausta Speranza