Una mappatura mondiale dei santuari

Famiglia Cristiana

10 Novembre 2023

Una mappatura mondiale dei Santuari mariani

10/11/2023  È affidata alla mariologa Giustina Aceto, che l’ha presentata al II Incontro internazionale per rettori e operatori di luoghi mariani. Sarà pronta entro l’inizio del giubileo

Una tappa importante in vista di un vero e proprio censimento dei Santuari in Italia e nel mondo. Rappresenta anche questo il II Incontro internazionale per rettori e operatori di luoghi mariani in corso da ieri nell’Aula Paolo VI, che si chiude con l’intervento del Papa domani, sabato 11 novembre. Manca una mappatura completa dei Santuari e a compilarla è stata chiamata una donna.

Si chiama Giustina Aceto, insegna presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum, ed è membro della Pontificia Accademia Mariana Internazionale (Pami). Un Santuario è tale – ci spiega Aceto – se racchiude tre fattori determinanti: l’aspetto della pietà popolare; l’elemento del pellegrinaggio; il pronunciamento dell’autorità competente. A questo proposito, è chiamato a firmare il relativo decreto a livello diocesano il vescovo, mentre a livello internazionale dal 2017, dalla pubblicazione della Lettera apostolica in forma di Motu Proprio Sanctuarium in Ecclesia, è investito il Dicastero per l’evangelizzazione.

La professoressa Aceto ci spiega che il dicastero stesso è chiamato a decidere l’eventuale erezione di Santuari internazionali e l’approvazione dei rispettivi statuti; lo studio e l’attuazione di provvedimenti che favoriscano il ruolo evangelizzatore dei santuari; la promozione di “una pastorale organica dei santuari”. Si comprende che serve una mappatura completa. Aceto ci sta lavorando e al congresso di questi giorni illustra passi e sfide del suo impegno.

Si tratta di un lavoro iniziato prima del Giubileo del 2000: ha già portato ad una prima pubblicazione per quanto riguarda il territorio italiano che però è in corso di aggiornamento, mentre si prepara il censimento a livello mondiale.

Il punto è che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il censimento non è cosa facile. Basti pensare che in alcuni casi si è trattato di recuperare la documentazione dispersa in vari archivi, in altri casi si è dovuto richiedere dal nuovo un decreto di riconoscimento, con il lavoro di rigoroso discernimento che comporta. Inoltre, anche per la storia dei Santuari serve precisione, per mettere insieme, confrontare, emendare, completare dati storici e storiografici, racconti orali, documenti di archivio.

Non manca ormai tanto: la professoressa Aceto ci assicura che tutto il censimento sarà presentato entro l’inizio del nuovo giubileo del 2025. Sarà un’occasione preziosa anche per aiutare le Conferenze episcopali nel mondo a trovare forme similari per cercare di comprendere la presenza dei santuari nel proprio territorio.

Intanto, è molto importante un Incontro che, dopo la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, riunisce per riflessioni e confronti rettori provenienti dai più importanti luoghi mariani d’Europa con rettori e operatori provenienti dalla Colombia, dal Burundi, dalla Costa d’Avorio, dal Brasile. Tra le riflessioni e le domande emerge l’esigenza di chiarire ai fedeli come approcciare alla devozione popolare centrata su reliquie e icone. Nel tempo cambia la sensibilita’, si oscilla tra un forte entusiasmo e una certa diffidenza – si dice – ed e’ sempre impegnativo il discernimento utile per guidare i fedeli. Il coordinamento dovrebbe aiutare anche al confronto in questo senso, risponde monsignor Rino Fisichella, pro-rettore al Dicastero per l’Evangelizzazione che guida i tre giorni di Incontro. Sottolinea che “il popolo di Dio va rispettato nelle modalita’ della sua fede, fatte salve palesi esagerazioni”. In generale Fisichella raccomanda di “non razionalizzare troppo la fede e di evitare di dare tanta importanza al livello intellettuale, come si e’ fatto in casi in cui si e’ negato il sacramento della Cresima a ragazzi con disabilita’”.

“Ritrovarsi da diversi punti del mondo con esperienze diverse rappresenta uno scambio di beni spirituali”, commenta madre Luisa Carminati, madre generale delle Figlie della Madonna del Divino Amore, che parlando con Famiglia Cristiana rivendica con un sorriso che già nel 1958 al Santuario del Divino Amore don Umberto Terenzi aveva organizzato un ufficio di coordinamento tra i Santuari. Il sorriso si illumina mentre sottolinea l’importanza di essere arrivati oggi al “riferimento autorevolissimo e concreto del Dicastero per l’Evangelizzazione”.

Per chi bussa alle soglie della Chiesa pellegrino in un Santuario, sentirsi a casa dovrebbe significare scoprire la consapevolezza della serietà del peccato e della certezza della misericordia infinita di Dio. E’ questo il cuore della riflessione che oggi padre Paul Brendan Murray, docente alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, dedica alla “preghiera del peccatore”.

A sottolineare l’importanza di “sintonizzarsi” sulle note della bellezza, per aprire il cuore a una profonda esperienza di fede, è monsignor Marco Frisina, direttore del coro della Diocesi di Roma e rettore della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, chiamato a parlare di “come pregare con la musica e il canto”. E sul piano culturale c’è anche la testimonianza sulla “preghiera nell’arte” di David Lopez Ribes, artista contemporaneo che ha ricevuto il premio delle Pontificie Accademie della Scienza e delle Scienze sociali 2012. Sul concetto di “preghiera popolare” si sofferma padre Daniel Cuesta Gómez, della pastorale giovanile e universitaria di Santiago de Compostela. Sottolinea l’importanza di una specifica formazione degli operatori dei santuari e dei luoghi di pietà e promozione. E non si tratta solo del piano dell’assistenza spirituale che ovviamente è imprescindibile, perché – viene ribadito con convinzione – si deve essere in grado di valorizzare i santuari anche dal punto di vista culturale e artistico.

Sono sempre di più infatti quanti visitano i Santuari cercando arte e cultura e, sulla scia della crescente riscoperta di cammini a piedi, si moltiplicano quanti fanno tappa, in percorsi come la Via Francigena od altri, in luoghi di devozione. In molti casi, si tratta di persone lontane dalla fede o troppo distratte dal quotidiano, che possono scoprire o riscoprire tanti significati nella specificità del silenzio e dell’accoglienza nei Santuari.

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