Ogni mezzo ma nessun fine

La crisi di senso al centro dell’intervento del cardinale Parolin al convegno su salute mentale, tecnologie digitali ed educazione in corso in Vaticano

Se la società offre ai giovani
ogni mezzo ma nessun fine

29 Maggio 2026 L’Osservatore Romano

di Fausta Speranza

Il legame profondo tra l’educazione che «si trova al crocevia di tensioni molteplici»; la «crisi di senso» di «una società che offre ai giovani ogni mezzo ma nessun fine»; la «responsabilità enorme» per decisioni e politiche che «avranno effetti che si protrarranno per generazioni». È questo il cuore dell’intervento del Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin questa mattina al convegno internazionale Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale: salute mentale, tecnologie digitali ed educazione che riunisce per due giorni ministri e ministre dell’educazione dei Paesi iberoamericani, insieme con esperti, accademici e rappresentanti degli organismi internazionali.

L’educazione non è un capitolo tra tanti

Si tratta di un’iniziativa congiunta del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, la Pontificia Commissione per l’America Latina e l’Organizzazione degli Stati iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Oei). Si intende riflettere sulle principali sfide educative contemporanee legate alla salute mentale, all’impatto delle tecnologie digitali e alla definizione di politiche pubbliche orientate al benessere integrale delle nuove generazioni. Nella consapevolezza, sempre più diffusa nella comunità internazionale, che «l’educazione non è un capitolo tra i tanti dell’agenda politica, ma un pilastro dello sviluppo umano integrale, della convivenza pacifica e della giustizia sociale».

Necessità di risposte nuove

In particolare, in relazione allo spazio iberoamericano il cardinale rileva che «i sistemi educativi della regione, pur avendo compiuto progressi significativi nei decenni scorsi in termini di accesso e copertura, si confrontano oggi con sfide qualitative, che richiedono risposte nuove». Sono «sfide che non possono essere affrontate con interventi settoriali o frammentari, ma esigono una cooperazione strutturata, multidimensionale e sostenuta nel tempo». La Santa Sede le segue da sempre convinta che «l’educazione sia una delle forme più alte della carità e uno degli strumenti più efficaci al servizio della dignità umana e del bene comune». Da qui l’appello del Segretario di Stato a «tracciare percorsi concreti, realistici, condivisi, che conducano verso un futuro più giusto e più umano».

L’avvio di Papa Francesco

È chiaro il richiamo al Patto Educativo Globale che Papa Francesco ha lanciato nel 2019 chiedendo «un’alleanza per l’educazione capace di generare fraternità, pace e giustizia». E la prospettiva è quella indicata dalla Lettera Apostolica Disegnare mappe di speranza firmata da Leone XIV il 27 ottobre scorso in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis. Il cardinale Parolin focalizza: «il Santo Padre ha ricordato che l’educazione non è un’attività accessoria, ma forma la trama stessa della missione della Chiesa nel mondo; ha invitato a costruire una “costellazione educativa globale”, nella quale ogni istituzione, ogni comunità, ogni soggetto educativo, come una stella nel firmamento, brilli della propria luce e, al tempo stesso, contribuisca a tracciare una rotta comune». Pertanto, sono tre «le nuove priorità»: «la cura della vita interiore, il digitale umano e l’educazione alla pace».

Non è una questione clinica

Il tema della salute mentale merita un’attenzione particolare, ribadisce Parolin affermando che «i dati sono eloquenti e, per molti versi, allarmanti» e che «in molti contesti questi disturbi rimangono senza diagnosi e senza trattamento adeguato, soprattutto là dove le condizioni di vulnerabilità socioeconomica sono più acute». Al centro del problema ci sono i giovani con l’incremento di livelli di ansia, depressione e sofferenza psicologica dal post-pandemia. Di fronte alla tentazione di «ridurre il problema a una questione clinica, delegandolo esclusivamente al sistema sanitario», il cardinale Parolin precisa che «la persona umana è un’entità inscindibile di corpo, mente e spirito» per poi definire «mutilata» una visione educativa che trascuri una di queste dimensioni. Sarebbe «incapace di rispondere alla pienezza del bisogno umano». Di contro, «la necessità di riconoscere e coltivare questa unità: di offrire ai giovani non soltanto competenze e conoscenze, ma anche gli strumenti per comprendere sé stessi, per gestire le proprie emozioni, per costruire relazioni significative, per trovare un senso alla propria esistenza». È ciò che la tradizione cristiana chiama «cura dell’anima» e — aggiunge il cardinale Parolin — è ciò che la sapienza pedagogica più avvertita traduce oggi nel linguaggio delle competenze socioemotive e del benessere psicologico.

Indubbio il ruolo di scuola e famiglie

La scuola «deve aspirare ad essere un luogo di protezione, riconoscimento, di cura», i cui «ogni studente si senta visto, ascoltato, accompagnato». Per questo deve avere «le risorse necessarie». A proposito del «ruolo fondamentale» di famiglie e comunità locali, la raccomandazione è precisa: se la famiglia è «sostenuta e accompagnata, rappresenta il più potente fattore di protezione per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti»; se «lasciata sola di fronte alle pressioni economiche, sociali e culturali, la sua capacità protettiva si indebolisce e il rischio di disagio aumenta».

L’orizzonte digitale

Si aggiunge la questione del rapporto tra educazione e tecnologie digitali, tema che la Lettera Apostolica di Papa Leone XIV affronta con lucida consapevolezza, invitando a promuovere un «digitale umano» che metta la persona prima dell’algoritmo e armonizzi le diverse forme di intelligenza: tecnica, emotiva, sociale, spirituale ed ecologica. Il punto è che se, come riconosce Parolin, le tecnologie digitali rappresentano un’opportunità straordinaria per l’educazione «soprattutto in una regione vasta e diversificata come l’Iberoamerica» e in particolare «per ridurre le disuguaglianze educative», al tempo stesso «l’esposizione intensiva agli ambienti digitali, soprattutto in assenza di adeguati strumenti critici e di accompagnamento educativo, può generare effetti profondamente negativi sulla salute mentale dei giovani». Parolin parla di «frammentazione dell’attenzione, dipendenza dagli schermi, cyberbullismo, isolamento sociale, sovraccarico informativo, esposizione a contenuti inadeguati o dannosi». La sfida non è accettare o rifiutare le tecnologie, ma «investire nella formazione digitale degli insegnanti» per integrare competenze digitali con competenze socio-emotive».

Quella ricerca di senso

Il rischio esplicitato è che rimanga ai margini proprio la questione che Parolin ribadisce centrale: «la dimensione della vita interiore e della ricerca di senso». Anche in questo caso la citata Lettera Apostolica parlando della «cura della vita interiore» interpella ogni sistema educativo. «Molti giovani si sentono disorientati non perché manchino loro informazioni o strumenti, ma perché manca loro un orizzonte di significato entro il quale collocare la propria vita, le proprie scelte, le proprie speranze», afferma Parolin delineando «una società che offre ai giovani ogni mezzo ma nessun fine; ogni connessione ma nessuna relazione autentica; ogni risposta ma nessuna domanda profonda, è una società che, nonostante le apparenze, li abbandona».

Servono risposte strutturali

«In un mondo segnato da conflitti, da disuguaglianze, da una crisi ecologica che minaccia il futuro delle giovani generazioni, la speranza è una virtù eminentemente attuale», riconosce Parolin. E chiedendo alla politica «risposte strutturali» chiarisce: Disegnare mappe di speranza significa «tracciare percorsi concreti, realistici, condivisi, che conducano verso un futuro più giusto e più umano».

Domande che abitano l’interiorità dei giovani

L’educazione, «terreno privilegiato di questa speranza», ha «il compito e il privilegio di aprire orizzonti di senso». Non si tratta di imporre risposte preconfezionate — ribadisce Parolin — ma di «accompagnare i giovani nella scoperta delle domande che abitano la loro interiorità». E aggiunge un riferimento prezioso: «Nel confronto con le grandi tradizioni di pensiero e di spiritualità dell’umanità, nello sviluppo di quella capacità di riflessione e di discernimento che è il fondamento di ogni autentica libertà».

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-05/quo-121/se-la-societa-offre-ai-giovani-ogni-mezzo-ma-nessun-fine.html

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-05/parolin-casina-pio-iv-convegno-salute-mentale.html

al Segretario di Stato Parolin l’Ordine al Merito dell’UE

L’Ue  sia l’interprete dello “sforzo creativo” che i tempi di guerre e tecnocrazie richiedono, così il cardinale Parolin a Strasburgo

EP Plenary Session – European Order of Merit – Conferral ceremony

Il  19 maggio 2026 il Parlamento europeo ha conferito per la prima volta l’Ordine europeo al Merito, la nuova e prima onorificenza civile istituita direttamente da un’istituzione dell’Unione europea. Cerimonia  a Strasburgo in occasione del 75° anniversario della Dichiarazione Schuman. Il riconoscimento premia l’impegno a favore dei valori europei. Tra le venti personalità selezionate, unico italiano il Segretario di Stato della Santa Sede cardinale Pietro Parolin. 

EP Plenary Session – European Order of Merit – Conferral ceremony

Il cardinale Parolin, intervenendo alla cerimonia a Strasburgo, ha affermato che “in un mondo che assiste alla recrudescenza dei conflitti, con la pace minacciata su più fronti e ferita anche nel Vecchio Continente dalla guerra in Ucraina, l’Unione Europea deve farsi interprete di quello sforzo creativo di armonia indicato da uno dei padri fondatori, Robert Schuman, per il quale è in corso il processo di beatificazione”.

In collegamento in diretta con Strasburgo alla sede a Roma del Parlamento Europeo per un dibattito sui profili delle personalità scelte in questa prima edizione dell’Ordine europeo al Merito e sulle sfide mondiali con Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento Europeo a Roma, e Fausta Speranza, giornalista de L’Osservatore Romano che ha tracciato un profilo del Segretario di Stato cardinale Parolin e ha illustrato i punti chiave della diplomazia vaticana in relazione all’Ue e alle attuali sfide mondiali.

Fausta Speranza a journalist specialising in European affairs working for L’Osservatore Romano, presented the profile  of Cardinal Parolin  and outlined the key points of the Vatican’s diplomatic approach in the face of the changes taking place in the world

Il 9 maggio del 1950, a Parigi, venne resa pubblica la Dichiarazione  pronunciata da Robert Schuman, allora ministro degli Esteri del governo francese, che proponeva la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), primo nucleo del processo di integrazione che ha portato all’attuale Unione Europea.

 

 

Il Conclave tra storia, fede ed equilibri di potere

Su National Geographic

Conclave al via:

l’elezione del nuovo Papa tra storia, fede ed equilibri di potere

Tra urgenze spirituali, sociali e geopolitiche, il Conclave - al via il 7 maggio - pone la Chiesa di fronte a decisioni cruciali: dal riequilibrio tra carisma e governance ai processi di riforma aperti

di Fausta Speranza

6 Maggio 2025 https://www.nationalgeographic.it/conclave-al-via-l-elezione-del-nuovo-papa-tra-storia-fede-ed-equilibri-di-potere

Come in una partita a scacchi di livello. Un buon giocatore non resta concentrato sull’assetto del gioco in svolgimento ma elabora strategie in anticipo per mosse e contromosse successive. Così la Chiesa, diversa da qualunque altra istituzione e lontana da logiche di partito, si muove con una visione a lunga “gittata”, finora libera da vincoli come il consenso a stretto giro.

Se e quando la Santa Sede fa strategie e si muove sui percorsi della geopolitica per sua stessa costituzione difficilmente lascia spazio a interpretazioni troppo personalistiche: il mandato è per il bene comune e la centralità della persona, e il tracciato è segnato. E infatti su questo le differenze tra papi, almeno dal Novecento, sono trascurabili e dovute alla contingenza storica, che conta più del “consenso”. È vero però che negli ultimi cinquant’anni, con Giovanni Paolo II e Francesco, si è avvertita la tendenza a uno sbilanciamento tra carisma e munus gubernandi, a favore del carisma.

Fare i conti con le spinte sociali e la situazione internazionaleDunque, piuttosto che chiederci se vincerà un “progressista” o un “conservatore”, forse dovremmo porci due interrogativi diversi. Il primo è quale sia la contingenza storica. Il secondo è se la scelta del nuovo pontefice sarà guidata dall’intenzione di ribilanciare la logica del carisma con quella dell’ufficio, oppure no. Si conferma complesso e scivoloso muoversi tra “tradizionalisti”, “progressisti”, più o meno “riformisti”.Per il Conclave del 7 maggio la contingenza sul piano universale è chiara: è urgente elaborare nuove strategie di rapporto con il mondo contemporaneo in cui vacillano le democrazie. E se l’extra omnes lascia soli i cardinali, ci sono questioni ad intra che non li abbandonano: tra queste, i tanti “cantieri” aperti ma non chiusi da Francesco.Francesco ha aperto processi confermando la Chiesa come popolo che cammina nella storia appoggiandosi sulla tradizione ma senza intenderla come un baluardo di “blocco” degli sviluppi di riforma. E questo dovrebbe essere un punto di non ritorno. Potremmo definirla la sua “mossa forzante”, sempre parafrasando il gioco di scacchi. Peraltro, dopo i papi Roncalli, Montini, Luciani e Wojtyła, che erano stati padri conciliari, e dopo Ratzinger, che aveva partecipato all’assise conciliare come perito, Francesco è stato il primo papa per davvero “figlio” del Concilio Vaticano II, in quanto negli anni della convocazione (1962-1965) era ancora in formazione come novizio.Insomma c’è stato un passaggio generazionale e il Concilio regge. In ogni caso, i processi di riforma avviati da Francesco e non conclusi sono tanti, sul piano teologico, normativo, morale. In alcuni casi, come ha detto il cardinale Pietro Parolin, già Segretario di Stato, a proposito della dichiarazione del Dicastero per la dottrina della fede Fiducia Supplicans pubblicata nel 2023, “ci vorranno ulteriori approfondimenti”.Anche in tema degli abusi commessi da religiosi nei confronti di minori e adulti vulnerabili, che ha segnato in modo drammatico negli ultimi decenni la vita della Chiesa, si sono fatti passi in avanti. Dopo le misure volute da Benedetto XVI, con Papa Francesco si è raggiunto un altro punto di non ritorno interpretando l’abuso come questione ecclesiale e connettendolo con la tentazione del clericalismo. Resta sempre molto da fare, considerati il mancato avvio di alcuni procedimenti giudiziari; l’attesa per il rispetto di alcune sanzioni; esempi di riabilitazione di preti pedofili a davvero poca distanza dalla condanna. Inoltre, nei casi di suore abusate sessualmente e psicologicamente, ci si deve occupare dei meccanismi che li hanno permessi.

Il Papa visto in prospettiva

Francesco è stato scelto nel 2013 quando cominciavano a delinearsi due scenari, almeno a osservatori accorti. Il primo riguardava le costituzioni liberali, che sono il frutto di valori prima di essere dati di fatto e che, se svuotate proprio dei valori fondanti, rischiano di rimanere gusci vuoti e di essere travolte al venir meno dell’ordine mondiale costituito dopo le guerre mondiali. Come aveva ben intuito e denunciato Benedetto XVI mettendo in guardia dal relativismo.

Il secondo scenario riguardava le scadenze date per gli Obiettivi del Millennio, adottati dalle Nazioni Unite nel 2000 per eliminare la povertà estrema e la fame nel mondo: era chiaro che non avrebbero portato a nulla, travolti dall’inversione di tendenza ad allargare sempre di più il divario tra i pochi ricchi, sempre più ricchi, e i tanti poveri, sempre più poveri e sempre più numerosi.

Sul primo punto, Papa Bergoglio ha parlato da subito di “terza guerra mondiale a pezzi” e ha speso parole a difesa del multilateralismo come i predecessori. E sul piano delle diseguaglianze, ha fatto di tutto per portare la questione della dilagante povertà al cospetto di tutti. Peraltro, già Leone XIII criticava la corsa agli armamenti sottolineando che “la pace non può essere garantita solo attraverso la forza militare ma richiede un ordine sociale e politico giusto e percepito come tale”. E Paolo VI, che si recò per primo in Paesi all’epoca poveri per antonomasia come Africa e India, sostenne la necessità di condonare i debiti di quei Paesi che non possono ripagarli, in particolare se questo impedisce lo sviluppo e la crescita dei loro popoli.

Si può dire che Papa Bergoglio ha sorpreso ma anche che ha risposto alle aspettative. Così era stato per Papa Wojtyła, adatto per lo scossone al baluardo comunista che lasciava poco respirare il polmone orientale d’Europa; o per Roncalli, scelto dopo i difficili anni della Questione romana e delle guerre, in cui la Chiesa si doveva “riposizionare” nei tempi moderni. Giovanni XXIII, infatti, con il suo carisma da Papa “buono” ha risposto al mandato indicendo niente di meno che il Concilio Vaticano II che ha chiamato a uno slancio nuovo per riposizionamenti peraltro ancora da completare. Se è vero infatti che lo sguardo è a lunga gittata, servono anche tempi lunghi per dare compimento a visioni di profondo spessore.

Come diceva Giovanni XXIII “non è il Vangelo che cambia, ma siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio”. Di fatto quando la Chiesa “cambia” sorprende sempre, perché lo fa imprimendo un’accelerazione alla sua storia che non ritrova uguali in altre istituzioni umane per incisività. Insomma, non cambia spesso ma quando “cambia” lo fa davvero. Ovviamente non mancano percorsi tortuosi. L’attuazione dei nuovi orientamenti è come acqua che scorre tra impedimenti e divergenze: prima di impregnare tutto il terreno, a volte percorre anche tratti all’indietro.

Romano Pontifici Eligendo

Viene in mente che prima di arrivare alla sinodalità auspicata dal Concilio e fortemente voluta da Francesco, peraltro messa in atto in questi anni in modo artigianale, sono passati i pontificati di Wojtyła e di Ratzinger, che si sono concentrati su altri aspetti. Ognuno di loro, come gli altri, è stato “incasellato” in una delle due categorie in cui il mondo ama racchiudere i Papi: quella dei conservatori e quella dei progressisti. Se l’operazione è lecita, non può mancare la consapevolezza che a livello mediatico spesso si evidenziano banalizzazioni, forzature o mancanze.

Solo alcuni esempi. Ratzinger è rimasto sempre nel racconto mediatico un Papa conservatore, anche quando ha difeso i documenti conciliari da interpretazioni che li consideravano una rottura con la tradizione; o quando ha ripristinato per il voto al Conclave una maggioranza ampia di due terzi indipendentemente dal numero di scrutini. Giovanni Paolo II aveva fatto scendere il quorum al 50 per cento al 34esimo scrutinio e in quel caso Ratzinger ha difeso la collegialità.

Sul tema del Conclave ricordiamo alcuni aspetti o curiosità che danno anche il senso di una storia che si compone

Paolo VI, che è il Papa che ha limitato l’esercizio del diritto di voto ai cardinali sotto gli ottanta anni di età, aveva ripreso una modifica introdotta da Pio XII e abrogata da Giovanni XXIII e aveva fissato la regola della maggioranza dei due terzi più uno, eliminando l’onere di verificare se l’eletto avesse votato per se stesso.

Porta la firma invece di Pio XII la Costituzione che prevede che alla morte del Papa gli unici a restare in carica siano il Camerlengo, il Penitenziere, il Vicario di Roma. Ricordiamo che a stabilire che per essere eletto Papa un candidato dovesse ricevere due terzi dei voti dei cardinali e che nessun cardinale potesse votare per se stesso fu Alessandro III nel 1179. Ma forse è curioso ricordare anche che fu Nicolò II nel 1059 con la bolla In nomine Domini a stabilire che solo i cardinali possano eleggere il Romano Pontefice.

La voce dei decani e alcuni favoriti

In attesa di conoscere il nome del prossimo Papa e dopo gli entusiasmi di piazza, ci sono alcune critiche, o raccomandazioni che dir si voglia, che emergono dall’interno. Il cardinale Camillo Ruini con i suoi 94 anni di cui 20 spesi come vicario del Papa per la diocesi di Roma e alla guida della Conferenza Episcopale Italiana, ha auspicato “un Papa buono anche a governare”; il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller ha chiesto un Papa “lontano dai mass media o da diverse lobby”. Il cardinale statunitense Timothy Dolan ha detto che bisognerà affiancare al “cuore caldo di Francesco… più chiarezza nell’insegnamento, più raffinatezza della tradizione della Chiesa, più approfondimento dei tesori del passato”. Di questi Müller e Dolan prenderanno parte al Conclave. Ruini insieme con altri esclusi dalla Sistina per limite d’età, come il Decano del Collegio cardinalizio Giovanni Battista Re e il vice Leonardo Sandri, hanno preso parte alle Congregazioni pre Conclave.

In definitiva in tema di incasellamenti poco convincenti, tra conservatori e progressisti,  gli esempi sarebbero tanti, ma ne bastano pochi per mettere a fuoco la fragilità di schematizzazioni che in vista della scelta del prossimo Papa conteranno meno di quanto si pensi. Conterà di più l’urgenza di assicurare capacità diplomatiche all’altezza delle sfide internazionali e uno spessore culturale e spirituale all’altezza dei “cantieri” aperti.

A questo proposito non può sorprendere che venga citato il già Segretario di Stato Pietro Parolin, o che si facciano anche nomi come quelli del Patriarca di Gerusalemme dei Latini PierBattista Pizzaballa, del cardinale filippino Luis Antonio Tagle, del cardinale Robert Francis Prevost, prefetto del Dicastero per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l’America Latina. Ma, di altri, i cardinali potrebbero conoscere o intuire capacità al momento meno evidenti a livello mediatico.

Tutto pronto in Sistina

In ogni caso, l’attesa è vivissima. La mattina del 7 maggio nella Sistina è prevista la Missa pro eligendo Romano Pontifice e nel pomeriggio una sola votazione. Dal giorno seguente tutto è pronto per due votazioni al mattino e due al pomeriggio, con massimo due fumate previste al giorno, immaginabili alle 12 e alle 19. Il comignolo è pronto e gli occhi del mondo sono puntati su di esso.

Nella Sistina, come mai prima si è cercato di evitare qualunque “scherzo” tecnologico che ne violi l’impenetrabilità. Peraltro l’evoluzione della tecnologia dell’informazione rappresenta un altro fronte delle sfide internazionali citate. Preoccupa un “paradigma tecnocratico” che mette da parte la dignità umana, la fratellanza e la giustizia sociale in nome dell’efficienza, pensando alla profonda influenza che può esercitare sulle strutture economiche, sociali e di governance in tutto il mondo.

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