Un congresso internazionale celebra i 150 anni della facoltà di Diritto canonico della Gregoriana
A colloquio con il decano, padre Damián Guillermo Astigueta
19 ottobre 2026
di Fausta Speranza
Competenza e rigore a servizio di norme e documenti dottrinali: sembrerebbero queste le parole più utili a raccontare i 150 anni della facoltà di Diritto canonico della Pontificia Università Gregoriana, ma, incontrando padre Damián Guillermo Astigueta, comprendiamo che non sono affatto sufficienti. Il decano della Facoltà voluta da Pio IX, con la lettera della Congregazione per gli studi del 16 agosto 1876, ci parla di «amicizia» e di «discussioni animatissime»; di «scientificità» e di «arte»; di «metodo» e di «intuito»; assicurando che, se l’IA sarà preziosa per le ricerche, non potrà mai sostituire la capacità di «annusare le persone». La percezione di avere a che fare con una materia ricca e viva si accompagna alla consapevolezza del peso di studi che certamente precedono l’erezione formale della facoltà — al Collegio Romano l’insegnamento delle Institutiones iuris canonici era stato autorizzato da Gregorio XVI già nel 1838 — ma che da un secolo e mezzo assicurano agli studenti della Gregoriana una formazione autorevolissima in tema di diritto canonico.
Una preziosa eredità in cerca di continuo aggiornamento, come ci sembra dimostrare il programma del congresso internazionale organizzato presso la Gregoriana dal 20 al 24 ottobre prossimo, che si aprirà con l’intervento del Segretario di Stato il cardinale Pietro Parolin, su L’importanza del diritto internazionale alla luce dell’Enciclica Magnifica humanitas di Sua Santità Leone XIV.
Le tematiche al congresso
Nel congresso, che ha registrato in breve tempo 530 iscritti e le cui relazioni si potranno seguire anche sul canale YouTube dell’università, si discuterà, tra l’altro, dell’evoluzione del diritto associativo con particolare riferimento al periodo post-conciliare; di giustizia amministrativa; di procedure penali; di questioni giuridiche legate al matrimonio; di corretto esercizio dell’autorità e di prevenzione dell’abuso di autorità spirituale.
Quella rete nel mondo tra ex alunni
Si tratta di un’occasione di incontro e di scambio storica quanto l’anniversario, ma non insolita. È forte, infatti, la rete di relazioni tra ex alunni e sono molteplici e “istituzionalizzati” i momenti di ritrovo: dagli incontri periodici a Roma con dibattiti e visite culturali, ai simposi annuali europei a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia; fino ai colloqui regionali ogni due anni nelle Americhe. Padre Astigueta sottolinea che l’amicizia permette all’eredità di studi di restare «autenticamente viva e attuale». Non è un caso — precisa — che dalla facoltà di Diritto canonico dell’Università affidata alla Compagnia di Gesù provengano molti di quanti operano nei principali organismi giudiziari della Santa Sede, come anche nei tribunali delle diocesi, e pure molti dei sacerdoti chiamati un giorno all’ordinazione episcopale. «L’atteggiamento giuridico, la familiarità con regole, trasparenza e ordine, aiutano nel discernimento un vescovo», aggiunge il decano. Peraltro, tra gli alunni della Facoltà nei primi anni vi fu Giacomo della Chiesa, baccelliere in diritto canonico nel 1879 e futuro Benedetto XV.
Tra diritto e teologia
Un punto però non può essere trascurato: «Lo studio del diritto non è una questione meramente giuridica — avverte il decano — piuttosto investe e si nutre di teologia e di spiritualità». Emerge una scommessa importante, quella di «coniugare la figliale osservanza del magistero del Papa, che sia seria e matura, con un sano approccio critico alle questioni giuridiche».
Leone XIV, canonista, in diverse occasioni ha legato la visione della Chiesa e del diritto canonico alla missione evangelizzatrice e alla comunione. In particolare, a proposito del rapporto tra la verità della giustizia e la carità nell’esercizio dell’attività giudiziaria, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Rota Romana, il 26 gennaio scorso, ha chiesto «una costante e accurata esegesi critica» per evitare il rischio di «una pericolosa relativizzazione della verità», frutto di una «malintesa compassione», oppure il rischio, opposto, di «un’affermazione fredda e distaccata della verità che non tiene conto di tutto ciò che esige l’amore alle persone».
Qui e ora
Non si maneggia solo un codice, un corpus di norme, ma si ha a che fare con la condizione delle persone, con i legami e i momenti chiave dell’esistenza all’interno della comunità ecclesiale. Ci si interroga su cosa convenga, qui e ora. Non può venire meno la vitalità storica.
La Dichiarazione d’intenti della Facoltà afferma: «La legge è una realtà viva e dinamica ed i nostri studenti ricevono le basi per operare con fedeltà nel giudizio e creatività nel rispondere alle nuove sfide» e, a proposito della riflessione e della produzione scientifica del canonista, si precisa che «essa non è mai astratta, ma sempre volta, anche nelle problematiche di carattere più teoretico, all’applicazione pratica nella vita della Chiesa continuamente in evoluzione». Lo ribadisce padre Astigueta, quando ci dice che «il diritto è un’azione umana» e quando sottolinea che la formazione «deve comprendere l’informazione ma non può esaurirsi nelle nozioni», piuttosto deve comunicare «un metodo di analisi critica» con «un approccio diretto e personale al testo della legge».
La capacità di “annusare” le persone
«Se una macchina potrà meglio calcolare informazioni e probabilità — precisa — la capacità di valutare, apprezzare, discernere è umana». L’atto di trarre conclusioni, supposizioni o deduzioni, e persino illazioni, non può essere sostituito dall’elaborazione di uno strumento inanimato. In ogni caso, ovviamente, «sono fondamentali conoscenza, metodo, scientificità», sostiene, aggiungendo che «il fattore umano del contatto con testimoni, accusato, parte lesa, è imprescindibile: la capacità di “annusare” le persone non è rimpiazzabile». Peraltro, sembra di capire che ci sia un momento in particolare in cui un certo fattore umano emerge più che in altri: padre Astigueta, infatti, ci racconta con simpatia, ma anche con evidente orgoglio, dei momenti in cui vengono difese le tesi dottorali, caratterizzati da viva verve argomentativa, a volte particolarmente appassionata. Dopo il vaglio della pubblica discussione, le migliori vengono pubblicate nella collana ad hoc, la serie Diritto canonico delle Tesi Gregoriana, che arricchisce i testi accademici da consultare.
Come in un quadro impressionista
In definitiva, «il diritto è arte e non matematica», sintetizza il decano. E mentre pensiamo all’antica definizione di Celso ius est ars boni et aequi, padre Astigueta ci saluta suggerendo l’immagine di un quadro impressionista: «Con dettagli da delineare e nomi alle cose da dare».
https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-10/quo-238/amici-per-la-legge.html