«Bene bello giusto e persona» di Simone Fagioli

Sfiduciare il disorientamento

di Fausta Speranza

Essenzialità versus nichilismo. La società smarrita frutto della neo-modernità spaventa e l’inquietudine è perfino maggiore se ci si ferma ad osservarla con gli strumenti della riflessione analitica. «Il disorientamento etico e valoriale non è più un fenomeno marginale, ma una vera emergenza pubblica», ci dice il filosofo Simone Fagioli, che aggiunge senza mezzi termini: «Stiamo vivendo uno stato di abbandono che produce solitudine e perdita di fiducia nelle istituzioni e nella possibilità stessa di una convivenza giusta».  Di fronte a tutto ciò, è forte la tentazione, non a caso imperante, di ripiegarsi nell’iper-individualismo che ci sta consumando. Un’alternativa c’è: scegliere di muoversi sulla via della speranza, così come intesa da Leone XIV, «una forza divina che genera vita, non paura; che resiste alla violenza e la vince generando pace e non distruzione». Il punto è che la speranza «nasce dall’attesa fiduciosa e dall’amore» e «si deve coltivare», scavando sotto la superficie della realtà. I modi per farlo sono molti e proprio lo sguardo “spietato” dello studioso può essere un felice punto di partenza se, come nel suo libro, si parte dall’essenziale per l’essere umano già dal titolo Bene, bello, giusto e persona (Roma, Armando Editore, 2025, pagine 190, euro 15).

In termini di dignità

«Rimettere al centro la persona» è il primo appello di Fagioli il quale riconosce che certamente non è più tanto facile, se si fa fuori il Cristianesimo, che ha insegnato al mondo la dignità dell’essere umano fatto «a immagine di Dio». Il filosofo chiarisce l’obiettivo: «La centralità non consiste nel ruolo ma in termini di dignità irriducibile».  Si capisce meglio che non si tratta di voli pindarici e la posta in gioco risulta chiara: restituire senso alle scelte pubbliche, orientare le istituzioni, superare l’individualismo e rigettare la logica del più forte. «Non è un compito per soli accademici», assicura Fagioli.

Antidoti contro l’alienazione

Siamo effettivamente di fronte a una sfida politica nel senso più alto che, come tale, ci investe tutti. Innanzitutto — sottolinea il filosofo — «riguarda la qualità della nostra democrazia e la capacità di immaginare un futuro che non sia dominato dal relativismo e dalla rassegnazione». Emerge l’idea di una filosofia che non fugga dal mondo, ma che lo attraversi, che offra criteri, limiti, misure. In questo senso Fagioli offre una lettura di filosofi del passato ma con una chiave di interpretazione attualizzata: spunti e riflessioni sono proposti senza pretese di esaustività ma come “antidoti” contro i sintomi più contingenti della malattia dell’alienazione sociale.

In tema di «persona», da san Tommaso d’Aquino, e la sua massima omne individuum rationalis naturae dicitur persona che sottolineava che ogni individuo di natura razionale è detto persona, fino al personalismo cristiano di Emmanuel Mounier, c’è un mondo infinito da riscoprire. L’autore parte, piuttosto, dal IV secolo avanti Cristo, dal pensatore allievo di Platone fondatore della logica e della filosofia come disciplina sistematica: di Aristotele cita i tre concetti di ethos, pathos e logos per suggerire di ripartire da quella riflessione per riscoprire quello che definisce «un logos multilaterale per un concetto di persona in chiave neo moderna».

La rivolta/crisi

Nella sua ricerca di un essenziale assiologico che possa nutrire il pensiero moderno sulla persona, Fagioli rinuncia a logiche di consequenzialità o di sistematicità e sceglie pertanto di “saltare” al saggista francese Albert Camus e alla sua “rivolta”, o meglio alla sua “etica della rivolta”, cioè a quei valori che in tempi di rivolta/crisi l’uomo riscopre, come l’uguaglianza, la dignità umana, il rispetto della persona. Semplificando, possiamo dire che, poi, Fagioli passa attraverso il pensiero dello statunitense John Rawls, teorico del liberalismo in opposizione rispetto ad una concezione utilitarista della distribuzione della ricchezza, per mettere in luce la sua definizione di bene e di giusto come due concetti chiari e distinti. In sostanza — suggerisce il filosofo — Rawls parla di una società in cui il giusto è prioritario e congruente rispetto al bene: se ogni cittadino segue e rispetta i principi di giustizia avrà necessariamente il proprio bene.

Il libro si chiude con spunti di analisi di alcune intuizioni di Paul Ricoeur, autore di fede protestante certamente non facile. Fagioli rilegge i suoi concetti di persona, «un corpo individuale dotato di predicati psichici e di predicati fisici»; e di mondo, «vissuto da individui, da cose di tipo particolare, da persone». E l’intento è lo stesso: quello di arricchire, in un momento storico di dilagante disorientamento, la prospettiva etica come prospettiva della vita buona all’interno di, e con, istituzioni giuste.

Filosofia atto civile

In definitiva, si avverte di fondo un sentito appello ad una filosofia, o forse meglio ad un esercizio filosofico, che possa farsi atto civile. Non servono teorizzatori d’eccezione, ma persone in grado di seguire la logica che suggerisce Fagioli e che, senza dubbio, non trova smentite: «Senza una bussola etica, una comunità non si governa ma si perde».

Sfiduciare il disorientamento 2026-01-17-16-01-00

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-01/quo-013/sfiduciare-il-disorientamento.html

More Interesting Posts