Tempi nuovi per vecchi disorientamenti

10 Ottobre 2025

A colloquio con padre Gaetano Piccolo in occasione del Giubileo della spiritualità mariana

di Fausta Speranza

Tra la crescente conflittualità che inquieta il mondo, lo sgretolamento del diritto internazionale e un voluto disordine culturale, c’è un “appellativo” da riscoprire: è quello di Stella Maris attribuito nei secoli alla Madre di Dio. La stella del mare è l’astro del mattino che da sempre rappresenta il primo riferimento per i marinai e così si è identificata «Colei che orienta». Nei tempi di “navigazione” difficile che l’umanità attraversa, il Giubileo della spiritualità mariana, l’11 e 12 ottobre, sembra un’occasione privilegiata per riscoprire tra l’altro il valore di questa espressione. Ne parliamo con padre Gaetano Piccolo, decano della Facoltà di Filosofia dell’Università Gregoriana, che ci aiuta a rileggere il pensiero di sant’Agostino, «anche se non ha dedicato un’opera precisa a Maria».

L’eredità di sant’Agostino

Certamente i pronunciamenti sulla «Mediatrice di tutte le grazie» del filosofo, teologo, monaco e mistico romano di origine berbera e lingua latina sono stati fondamentali. Agostino di fatto ha “anticipato” il concilio di Efeso del 431 con il riconoscimento che Maria è «genitrice di Dio», Theotókos, e ha anticipato il concilio Lateranense del 649 a proposito della Verginità di Maria. Di fatto ha gettato le basi della concezione di Maria in quella che oggi definiamo la Patristica. Ma, parlando con padre Piccolo, comprendiamo che dobbiamo focalizzare un valore aggiunto: lo sguardo proprio del vescovo di Ippona nel De Civitate Dei.

Tra passato e futuro

Si tratta della preziosa capacità di rileggere il passato per interpretare i fatti presenti e affacciarsi in modo consapevole sul futuro. È quello che Agostino fa nel suo tempo analizzando le vere ragioni del crollo dell’impero romano. Ed è quello cui siamo chiamati oggi in una fase storica in cui la tecnologia ha reso possibile una manipolazione che ha seminato rabbia e odio raccogliendo paura; ha messo in crisi in modo non più congiunturale ma strutturale il sistema economico capitalistico, ottenendo più profonde diseguaglianze; ha minato il principio di verità con il risultato non solo di far credere in qualcosa di alternativo ma proprio di far sì che non si creda più a nulla. Sono sotto attacco principi che sono stati capisaldi della modernità: libertà di coscienza, ricerca critica, scientificità.

Una stella polare

Umanamente, sarebbe prezioso riscoprire il concetto di una comunità che per navigare ha bisogno di spegnere tante luci e di intravedere una stella polare da seguire, mentre sembra che si voglia navigare a vista nell’individualismo che acceca e isola.

Spiritualmente, il Giubileo rappresenta un’occasione privilegiata per vivere lo spirito e la speranza di un cammino condiviso guardando al cielo. È qui dunque che si spalanca l’orizzonte di senso dell’espressione «Colei che orienta».

Gli appelli di Papa Leone XIV

Si avverte l’urgenza di riflettere sui richiami di Papa Leone XIV alla pacificazione della comunità umana, alla convivenza fraterna, alla cura solidale per la casa comune e di risvegliare la speranza di essere orientati al bene. E il pensiero va al suo primo affaccio dalla Loggia di San Pietro: ha ricordato di essere agostiniano e ha scelto di recitare un’Ave Maria. Si è poi presto recato al Santuario Madre del Buon Consiglio a Genazzano. Un “buon consiglio” è proprio quello che serve per orientarsi e dunque il profondo legame degli agostiniani con quell’immagine ci sembra un’altra declinazione della stessa fiducia in Colei che orienta.

In funzione di Cristo

Emerge tra le parole di padre Piccolo una raccomandazione: «È importante chiarire che, in ogni caso, Agostino parla di Maria sempre in relazione, in funzione di Cristo». Si tratta di una visione cristologica in cui «Maria entra come Madre di Cristo, come umanità che non intacca la divinità». Per sant’Agostino la maternità e la verginità di Maria sono mirabilmente unite per professare nella fede sia la realtà di Gesù vero uomo perché Maria è vera Madre, sia la divinità di Gesù perché Lo ha concepito e dato alla luce verginalmente. Altro punto importante è che Agostino «parla di Maria come immagine della Chiesa o a volte come parte di essa» perché individua con estrema lucidità le due prerogative di Maria, essere vergine e essere madre, che definiscono la sua missione proprio come Madre del Verbo e modello della Chiesa.

L’eco di un Concilio

A questo punto ci accorgiamo che dai primi concili arriviamo al concilio Vaticano II e in particolare alla mariologia che prende vita dalla Costituzione Lumen gentium, che ribadisce — ricorda padre Piccolo — «il concetto di Maria come immagine della Chiesa».

Inoltre, tra i tanti scritti di sant’Agostino, che oltre alle Confessioni e alla Città di Dio compongono l’imponente corpus dei suoi studi, si individua già l’idea della predestinazione di Maria che ritroviamo formulata nella Bolla dogmatica Munificentissimus Deus di Pio XII. Nel V secolo infatti sant’Agostino affermava: «Conosceva Sua Madre prima di nascere da Lei, quando La predestinò; e prima di creare, come Dio, colei della quale come uomo sarebbe stato creatura».

In particolare, nel Sermone a commento al Vangelo di Giovanni il vescovo di Ippona scriveva: «Egli scelse la Madre che aveva creato; creò la Madre che aveva scelto». E il magistero recente chiarisce che Maria è stata eletta nel momento stesso in cui Dio decise l’Incarnazione del Verbo. In definitiva, in occasione del Giubileo della spiritualità mariana, padre Piccolo ci ricorda che «come membro eminente, modello e madre della Chiesa, Maria è fonte della nostra speranza e della nostra gioia». Il messaggio è potente: «Noi speriamo ciò che Maria è e lo raggiungiamo con la mediazione del suo amore materno».

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2025-10/quo-233/tempi-nuovi-per-vecchi-disorientamenti.html

Alla Camera dei Deputati su Giubileo migrazioni

Alla Camera dei Deputati su Giubileo e migrazioni

ricordando Madre Cabrini

 

 

 

 

“Verso il Giubileo delle migrazioni nel ricordo di Santa Francesca Cabrini”

Si è svolto alla Camera dei Deputati lunedì 31 marzo 2025 l’incontro “Verso il giubileo delle migrazioni, nel ricordo di Santa Francesca Cabrini”. L’evento è stato moderato da Gianni Lattanzio direttore editoriale “Meridianoitalia”.

Su Aise: https://www.aise.it/anno/verso-il-giubileo-delle-migrazioni-nel-ricordo-di-santa-francesca-cabrini-domani-la-presentazione-alla-camera/217304/1

L’articolo su Fatti Nostri: 

Alla Camera dei Deputati l’incontro “Verso il giubileo delle migrazioni, nel ricordo di Santa Francesca Cabrini”

L’intervento di Fausta Speranza:

 

Una moneta per il Giubileo

Una moneta per il Giubileo
03 febbraio 2025

 

di FAUSTA SPERANZA

Dodici millimetri di diametro per una lega di metalli di nessun valore. Sono le caratteristiche fisiche della moneta che la Biblioteca Apostolica Vaticana ha scelto, tra le duemila che conserva, per celebrare il Giubileo del 2025. Il magnifico spessore storico e simbolico che la piccola moneta racchiude si palesa nelle parole di Eleonora Giampiccolo, direttrice del Medagliere della Biblioteca. Ci proiettano nel cuore della sensibilità del pellegrino del Medioevo, in una connessione ideale di fede.

Pellegrinaggio e reliquie

Scopriamo che si tratta di un picciolo della zecca di Roma emesso durante il pontificato di Niccolò V Parentucelli in occasione del Giubileo del 1450 e l’emozione già si gonfia di secoli. Poi aggiunge che mentre, al rovescio, reca le chiavi decussate e la legenda NI PP V, cioè Nicolaus Pontifex Pontificum Quintus, al dritto, riproduce il Volto Santo o Velo della Veronica.

Nella spiritualità del Medio Evo

La sensazione è quella di avvertire con forza qualcosa dello spirito che animava i pellegrini che da tutte le parti d’Europa durante il Medioevo facevano di tutto per recarsi al sepolcro dell’apostolo Pietro, così come a quello dell’apostolo Paolo. E il riferimento al Volto Santo evoca una delle reliquie più significative per il Medio Evo cristiano in Europa, di cui il pellegrinaggio ha rappresentato il fenomeno più importante.

Dagli scavi voluti da Pio XII

Per quanto riguarda il Medagliere, dobbiamo ricordare gli scavi archeologici nell’area della Confessione della Basilica vaticana voluti da Pio XII tra il 1940 e il 1949, che hanno portato alla luce quella che è stata riconosciuta come la prima tomba di san Pietro e i resti del trofeo di Gaio nell’area occupata da una necropoli pagano-cristiana del I secolo. Proprio in prossimità della tomba sono riemerse anche le monete custodite nel Medagliere della Biblioteca Apostolica Vaticana. A testimonianza di quella devozione nei confronti del «Principe degli Apostoli» espressa dai pellegrini attraverso il dono delle monete fino alla costruzione della nuova Basilica vaticana iniziata a opera di Giulio II nel 1506.

In attesa del nuovo catalogo

Sono circa duemila monete raccolte insieme nel fondo denominato Tomba di san Pietro. Sono state elencate, con una descrizione sommaria e talvolta non priva di inesattezze rispetto agli studi più recenti in materia, dall’allora conservatore del Medagliere Camillo Serafini, in appendice al volume Esplorazioni sotto la confessione di San Pietro in Vaticano eseguite negli anni 1940-1949Relazione a cura di B.M. Apollonj Ghetti, A. Ferrua, E. Josi. E. Kirschbaum, pubblicato nel 1951. Ma è proprio durante l’anno giubilare in corso che, grazie al sostegno dell’Istituto per le Opere di Religione e alla collaborazione di diversi studiosi italiani e stranieri, sarà pubblicato il nuovo catalogo scientifico.

Poche ma emblematiche 

Il numero delle monete è significativo in termini di reperto ritrovato, ma rappresenta una percentuale davvero piccola di quelle che continuamente venivano lasciate sulla tomba o in prossimità della tomba di san Pietro. Quotidianamente venivano raccolte dagli addetti alla pulizia della basilica e da una relazione del cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi sappiamo che nel solo Anno Santo del 1300 le monete offerte e raccolte dal personale equivalsero a 30.000 fiorini.

Il valore della devozione

Denari, penny, scellini, rappresentano offerte modeste di scarso valore intrinseco, a eccezione di un tremisse d’oro della zecca di Lucca depositato, secondo la tradizione, da Carlo Magno durante uno dei suoi viaggi a Roma. Sono in molti casi pezzi decisamente rovinati ma è intatta la testimonianza dell’uso diffuso della moneta come offerta amorevolmente custodita dal pellegrino nel corso del viaggio per essere donata all’arrivo presso tombe e altari, in ricordo del proprio luogo d’origine e quale memoria dell’esperienza di cammino vissuta.

Al di là dei chilometri

In questo senso, la piccola moneta scelta come “protagonista” del Giubileo che stiamo vivendo, essendo stata battuta nella zecca di Roma, ha percorso poca strada. Ma forse proprio per questo può ricordarci, come sottolinea Giampiccolo, che al di là della lunghezza e della fatica del viaggio conta la giusta predisposizione d’animo che apre all’intensità dell’esperienza.

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2025-02/quo-027/il-valore-della-devozione.html

Con Maria Ressa per denunciare lo strapotere della tecnologia

con Maria Ressa: per denunciare lo strapotere della tecnologia

In occasione del Giubileo della Comunicazione , sabato 25 gennaio 2025  in Vaticano,

ho incontrato Maria Ressa, giornalista filippina naturalizzata statunitense, insignita del premio Nobel per la pace 2021 insieme al giornalista russo Dmitry Muratov “per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è un prerequisito per la democrazia e la pace duratura”.

Libertà di pensiero e democrazie sotto attacco

Ressa, confondatrice del sito e direttrice della piattaforma Rappler, ha denunciato a gran voce anche in Aula Paolo VI la manipolazione della realtà in Rete.

Per inseguire il potere e il denaro

«Per inseguire il potere e il denaro, la tecnologia ha permesso una manipolazione insidiosa, a livello cellulare, della democrazia, di noi elettori». E’ quello che effettivamente sta accadendo.

Si sta erodendo la libertà di pensiero

Come ha sottolineato Ressa «si sta microtargettizzando la paura, la rabbia e l’odio, e seminando metanarrazioni che hanno distrutto la fiducia…. Le Big Tech hanno trasformato i social media da strumento di connessione in un’arma di ingegneria comportamentale di massa. Monetizzano l’odio; amplificano le nostre divisioni; e sistematicamente erodono la nostra capacità di pensiero sfumato e di empatia».

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2025-01/giubileo-comunicazione-discorso-nobel-per-la-pace-maria-ressa.html