Duro scontro politico a Tripoli

In Libia, da tempo alla ricerca di un equilibrio molto difficile tra diverse forze in campo e da dicembre in piena impasse elettorale, si gioca in questi giorni un delicato confronto politico: l’ex ministro degli Interni Bashaga, nominato a febbraio primo ministro, aspetta di insediarsi a Tripoli ma le forze fedeli a Dbeibah promettono strenua resistenza. Il rischio è di scivolare di nuovo dal livello politico al confronto militare, come spiega l’analista Michela Mercuri

Fausta Speranza – Città del Vaticano

Centinaia di veicoli militari e gruppi armati fedeli al governo di unità nazionale (GNU) di Tripoli guidato da Abdul Hamid Dbeibah hanno occupato la città questa mattina presto, per contrastare l’atteso arrivo in città di Fathi Bashaga, nominato primo ministro dal parlamento di Tobruk, che ha preannunciato una presa di potere “pacifica”. Colonne armate hanno occupato Airport Street e Shatt Street, a fianco delle forze di Abdelhamid Dbeibah, in seguito alla segnalazione di un ordine di mobilitazione del comandante della regione occidentale, Osama al-Juwaili, un lealista di Bashaga. Secondo i rapporti di intelligence, al-Juwaili e alcune delle forze di Misurata della regione centrale, a sostegno di Bashaga, si stanno preparando ad entrare a Tripoli nelle prossime ore, anche se una fonte nella città di Zintan, a circa 100 miglia dalla capitale, ha escluso questi spostamenti.

Mantenere il confronto a livello politico

Per una riflessione su quanto sta accadendo in Libia dopo la delusione per il mancato svolgimento a dicembre scorso delle previste elezioni, abbiamo intervistato Michela Mercuri, dell’Osservatorio sul Fondamentalismo religioso e sul terrorismo di matrice jihadista (O.F.T.):

Mercuri spiega che in sostanza anche le dinamiche che si registrano in questi giorni confermano la divisione che persiste nel Paese che – ricorda – ha in sostanza due governi, due parlamenti. L’urgenza è quella di mantenere il confronto a livello politico perché – sottolinea – c’è sempre il rischio che si ritorni allo scontro militare. Il punto, secondo l’analista, è che quanto succede in Ucraina non solo distoglie l’attenzione della comunità internazionale ma potrebbe essere aggravato da una nuova escalation di tensione in Libia come in altre zone calde. Sono tanti gli interessi che interconnettono alcuni Paesi.

La nomina in pieno stallo elettorale

L’analista ricorda che il 10 febbraio, il parlamento situato nella città  orientale di Tobruk e vicino al maresciallo Khalifa Haftar, ha nominato l’ex ministro degli Interni Bashaga come primo ministro per sostituire Dbeibah, il cui mandato è considerato scaduto a causa della sospensione delle elezioni previste per dicembre scorso.
Il punto – evidenzia Mercuri – è che  Dbeibah è contrario a lasciare il potere, e da allora i due agiscono entrambi da primo ministro, senza che la comunità internazionale prenda posizione, mentre Bashaga ha avvertito che avrebbe preso il potere nella capitale con “mezzi pacifici”. Giovedì, sono emerse a Tunisi fotografie di Bashaga in presunte consultazioni con i ministri di Dbeidah e diversi capi militari nella città di Misurata che sono state viste come parte dei preparativi per un’imminente presa della capitale. Le forze che sostengono Bashaga – spiega – sono composte da parte delle Brigate al-Nawasi, affiliate a Mustafa Kaddour e finora legate a Tripoli, così come da gruppi di al-Zawiya, nel nord-ovest, e Warshafana.

Il supporto delle Nazioni Unite

La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) – ricorda Mercuri – sta sponsorizzando i negoziati al Cairo tra l’Alto Consiglio di Stato, che ha mostrato il suo sostegno a Dbeibah, e il Parlamento. Si tratta di concordare una base costituzionale che dovrebbe governare un processo elettorale, senza però che al momento sia stata fissata una data a causa della nuova divisione istituzionale.

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